Andare in bici d’inverno senza starci male

Ciclista su strada in una giornata fredda

Chi molla la bici a novembre di solito non molla per il freddo in sé, ma per tre punti del corpo: mani, piedi e collo. Risolti quelli, pedalare a due gradi diventa una questione di abitudine.

Vestirsi per il decimo minuto, non per il primo

Se quando esci di casa stai comodo, dopo un quarto d’ora sarai sudato. E il sudore, con il vento addosso, è quello che ti fa arrivare congelato. La regola pratica è partire leggermente infreddoliti e accettare i primi minuti scomodi.

Le mani prima di tutto

Guanti troppo spessi tolgono sensibilità sui freni e, comprimendo, peggiorano la circolazione. Meglio un guanto medio abbinato a un copri manubrio: proteggono dal vento senza toglierti il controllo della bici.

Il collo fa più differenza della giacca

Uno scaldacollo in tessuto tecnico costa poco e cambia completamente la percezione del freddo, perché chiude lo spiffero che entra dal colletto. In salita si abbassa, in discesa si tira su fino al naso.

Vedere ed essere visti

D’inverno si pedala spesso al buio o nella foschia. Una luce posteriore lampeggiante anche di giorno e una anteriore da almeno 500 lumen sono più importanti di qualsiasi capo tecnico, e i copertoni vanno tenuti un po’ più sgonfi del solito per avere aderenza sul bagnato.

Dopo l’uscita, cinque minuti di manutenzione: sciacquare il sale dal telaio e rilubrificare la catena. È noioso ma è quello che tiene in vita la trasmissione fino a primavera.

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